Che cos’è un prodotto tipico?

A scuola si inizierebbe con “Dicesi prodotto tipico”… Noi vogliamo usare una definizione semplice ed universalmente valida.

Un prodotto si può considerare tipico, quando in esso si realizza la concomitanza di alcuni fattori, che sono riconducibili alla loro cosiddetta memoria storica, alla localizzazione geografica delle aree di produzioni, alla qualità della materia prima impiegata nella loro produzione, ed alle relative tecniche di preparazione.( Giardiello, 1995).

Olio Extra vergine di oliva made in Verucchio!

L’olio extra vergine di oliva rappresenta il segno di una tradizione secolare e caratterizza sin dall’antichità la gastronomia locale. 
Le coltivazioni di olive più tipiche del territorio sono il Frantoio, il Leccino, Rossina, Carbuncin e Correggiolo.
Proprio il correggiolo è apprezzato per il gusto deciso e fruttato, con lieve cenno di amaro e note di foglia verde, un retrogusto di mandorla e pinolo e un sentore piccante finale. Senza dubbio è un olio ideale da consumare a freddo o per accompagnare i piatti tipici e robusti dalla cucina romagnola sia di carne che di pesce soprattutto cotti alla griglia.

Altra eccellenza di Verucchio: il vino!

A Verucchio, per antica tradizione di coltivazione della vite, ci sono vitigni che hanno caratterizzato il territorio. 

I vitigni autoctoni presenti sono Veruccese e Vernaccina e identificano il patrimonio autoctono di Verucchio. 
L’area di coltivazione del Veruccese era limitato esclusivamente al territorio del comune di Verucchio e alle zone limitrofe.
In passato veniva coltivato assieme al Sangiovese e gli anziani produttori lo ritenevano adatto per ammorbidire i vini ottenuti da quest’ultimo vitigno. Dal Veruccese, infatti, tipicamente si otteneva un vino di pronta beva rotondo e molto fine, da degustare in occasione dell’antica “Fiera di Santa Croce”, che si svolgeva a Verucchio il 14 settembre.
 Anche oggi, per le sue caratteristiche, si ritiene adatto alla produzione di un vino giovane o novello, capace di valorizzare al massimo l’enogastronomia locale. 
Le uve Veruccese sono valide per ottenere vini leggeri, con gradazione alcolica non elevata, freschi per acidità presente, pronti al consumo in tempi rapidi, ove devono essere valorizzate le gradevoli caratteristiche aromatiche.


Del Vernaccinia, non esistono molte descrizioni, probabilmente perché questa varietà veniva identificata con la denominazione di Robolla piccola, descritta da De Bosis nel 1879 per il territorio riminese.
Localmente veniva chiamata Ribulina o Vernaccina caratterizzata da un grappolo più grande. L’area di diffusione sembrava limitato esclusivamente alla provincia di Rimini. 

Attualmente esiste un grande interesse per questo vino; possiede tutti i requisiti per essere un vino bianco di pregio, distinguendosi da tutti gli altri bianchi della zona per gusto e profumi. 

Si ritiene pertanto che la Vernaccina possa contribuire ad aumentare la gamma dei vini tipici del Riminese da abbinare alla cucina locale, considerando la vocazione del territorio al turismo enogastronomico

Dici Verucchio e pensi a piada e crescioni

La piadina romagnola è un alimento tradizionale che si presenta come una sfoglia di pastella di forma rotonda da mangiare al posto del pane oppure con una farcitura. Può essere ripiena di mozzarella, pomodoro, prosciutto, verdure, formaggi (stracchino o squacquerone) e salumi.

Un’apprezzata alternativa alla “semplice” piadina sono i crescioni, detti anche cassoni o cascioni. Sostanzialmente una piadina farcita e richiusa a mezzaluna con i ripieni più fantasiosi.

Storia della piadina romagnola

La piadina romagnola  risale al periodo degli Etruschi ma l’etimologia è ancora sconosciuta (forsesignifica focaccia, dal greco).

Gli Etruschi usavano preparare una pastella con i cereali, che veniva cotta con una forma tonda e farcita con verdure o salse oppure utilizzata come una sorta di pane. 

Chiamata dal poeta romagnolo Giovanni Pascoli il “pane rude di Roma”, la piadina romagnola è una schiacciata di farina di cereali azzima e condita con strutto di maiale o lardo, cotta su di una lastra di pietra refrattaria o di coccio, il cosiddetto “testo”. 

Nel ‘900 la piadina romagnola ebbe invece un grande rilancio dovuto soprattutto alla presenza della farina di mais, che, mischiata a quella di grano tenero, per questioni economiche, serviva a preparare l’impasto.
Con l’andare del tempo, ovviamente, anche le piadine romagnole sono cambiate e si sono modernizzate, ad esempio sostituendo ingredienti come lo strutto di maiale con l’olio extravergione di oliva, ritenuto più pregiato e leggero.

Gli ingredienti tradizionali della piadina romagnola sono: farina tipo 0, strutto, sale e acqua.
 Nuovi gli ingredienti anche per le farciture: dai salumi e formaggi tradizionali, ora si aggiungono anche alimenti dolci, quali Nutella, miele, marmellata o frutta fresca.